
L’arte di Francesca Pracilio, tra invenzione e rivelazione.
Un riconoscimento particolarmente caro è arrivato dalle parole di Daniela Madonna, che ha dedicato al suo lavoro il testo critico L’arte di Francesca Pracilio, tra invenzione e rivelazione.
Un’analisi attenta e sensibile, capace di cogliere l’essenza della sua ricerca sull’acquerello e quel dialogo costante tra le figure rappresentate, la poesia dei gesti quotidiani e la forza emotiva del colore.
Di seguito il testo integrale.
Fare arte significa interpretare la realtà con i propri occhi e restituirne i lineamenti in veste nuova e fresca, tendendo a rendere eterno ciò che altrimenti scivolerebbe lungo il greto della caducità e della dimenticanza.
Una riflessione, un frammento, uno sguardo, una luce irripetibile vengono raccolti e accolti dalla mente dell’artista per poi essere trasfigurati in un linguaggio di portata universale, condivisibile in forza della sensibilità che, se risvegliata attraverso gli accordi giusti, dà voce alle emozioni radicate in ognuno di noi.
Così è per la sublime espressione pittorica di Francesca Pracilio, la cui indubbia delicatezza si fonde con il tocco di un vigore prorompente sospeso tra libertà e controllo, tra equilibrio ed elasticità funambolica, tra intuito stringente e attenta indagine dell’altro da sé.
Abile disegnatrice fin dall’infanzia, nel tempo Francesca ha scoperto nella pittura la dimensione prediletta per dialogare con la propria interiorità, per far scorrere i pensieri o addirittura per metterli momentaneamente a tacere. I suoi sono pensieri in forma di acqua, elemento primigenio al quale l’artista è legata da un rapporto empatico molto profondo.
Non a caso l’acquerello è la tecnica da lei più amata, così ribelle e difficile da dominare, così propensa all’emergere delle immagini dal liquido amniotico ancestrale.
Senza acqua non c’è vita, né c’è vita senza la metamorfosi continua che si genera nell’elaborazione delle figure affiorate, potremmo dire per sedimentazione, durante il ciclo creativo che ha il suo alveo nel supporto materico prescelto.
L’atto del dipingere assume un valore demiurgico ma nel contempo terapeutico, custode di una bellezza mai ovvia ma al contrario suscitatrice di stupore. Ogni lavoro nasce da un progetto ben architettato, che nei giusti tempi di gestazione porta il soggetto ad animarsi sul piano della rappresentazione secondo una precisa prospettiva, un’equilibrata distribuzione dei pieni e dei vuoti, un attento studio dei volumi e una speciale attenzione ai bilanciamenti cromatici.
La genesi degli acquerelli può partire da un’idea schizzata e poi sviluppata tramite l’intervento delle tinte oppure, diversamente, prendere avvio dal fluido vagare del colore sulla carta o sulla tela, lasciando il tempo all’acqua di evaporare e agli accumuli variopinti di assumere un’identità nella fantasia dell’artista. Come scriveva Leonardo da Vinci, infatti, «nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni» (Trattato della pittura, parte seconda, 63. Modo d’aumentare e destare l’ingegno a varie invenzioni). Le macchie, le sfumature, i leggeri coaguli precedentemente formatisi tracciano così la mappa di un prezioso tesoro da trovare. Sono poi gli strumenti del mestiere, sapientemente utilizzati, a fare il resto.
Questa doppia via percorsa da Francesca Pracilio nel dipingere è caratterizzata da un dinamismo talvolta impalpabile come un respiro o un alito di vento, talaltro portatore di sconvolgimenti tempestosi. Le figure, nelle diverse tipologie affrontate, danzano nello spazio rappresentativo, esplodono emanando energia oppure si lasciano ammirare in una quiete apparente. A ben guardare, però, anche la stasi è abitata da fremiti vitali difficilmente contenibili.
I soggetti prescelti sono di varia natura.
Tra tutti prevalgono quelli riguardanti l’universo femminile, svelato nelle sue infinite sfaccettature e sempre pronto a risvegliare l’ammirazione degli osservatori.
Ci sono le bambine, incantevoli nella loro purezza e nella tenerezza delle loro espressioni innocenti, talmente perfette da riuscire a fermare il tempo nell’attimo presente.
Ci sono le ragazze, naturalmente sensuali nel loro sbocciare e nella loro attitudine a sognare sia durante il sonno, sia ad occhi aperti.
Ci sono, infine, le donne nel loro complesso ruolo di adulte: spose, madri, lavoratrici che non rinunciano a coltivare il proprio giardino segreto, gelosamente custodito e raramente dischiuso agli altri. Le loro labbra sono lambite da parole non dette, mentre con tenacia esplorano intimi territori da cui attingere il vigore per attuare appieno le proprie potenzialità.
In ogni caso le protagoniste degli acquerelli quasi mai fissano direttamente il fruitore dell’opera, ma guardano verso un altrove sconosciuto, o si rivolgono alla felicità associata ai piccoli particolari, perdendosi in riflessioni dai limiti insondabili. Le loro chiome si espandono come una fioritura di idee mentre i corpi, nitidi eppure diafani, raccontano di brevi soste protese sul desiderio di voli sconfinati.
Un altro soggetto molto amato dall’artista è il mare, nella sua valenza concreta e metaforica, colto nel momento della placida bonaccia ma anche in quello della burrasca più perigliosa. Culla dell’esistenza, meraviglioso caleidoscopio di trasparenze, il mare porta in sé sia il luminoso riverbero superficiale, sia il mistero inquietante degli abissi. La vela che lo percorre rappresenta il coraggio di aggrapparsi alla speranza per superare gli ostacoli e per fare rotta in direzione di un porto sicuro in cui attraccare, mettendo a tacere le paure del cuore.
Ulteriori attori della raffigurazione pittorica appartengono al mondo animale e a quello vegetale, indagati con curiosità e con sentito coinvolgimento, non privo di suggestioni autobiografiche. Ed ecco il ricordo infantile delle capsule dei papaveri impresse sulle mani per conservare un’impronta della loro grazia; ecco la memoria dei campi di girasoli incendiati dalla canicola estiva; ecco le arboree evanescenze di boschi silenziosi ammirati chissà dove; ecco la sorpresa provata al cospetto del fluente movimento dei pesci o della feconda operosità delle api.
Anche i paesaggi vengono delineati in modo del tutto personale, sfuggendo al mero descrittivismo e privilegiando invece la potenza evocativa dei dettagli. La tavolozza di volta in volta utilizzata esula dalla ricerca della restituzione realistica, rendendo piuttosto visibile l’elaborazione interiore dei dati oggettivi immagazzinati.
Questo è l’universo creativo di Francesca Pracilio, la cui ricchezza promana dalla rivelazione di significative schegge di vissuto, complice il lucido gioco della pittura.
Tra le pareti della sua casa da cui si vede il mare, tra i profumi della cucina e il suono del pianoforte in sottofondo, l’artista si immerge nella corrente della ricerca e della sperimentazione. E si diverte, scopre, accetta e argina la disobbedienza dell’acqua e dei colori, si lascia trasportare verso esiti inaspettati e non sempre prevedibili.
La sua è una conquista continua: andare oltre il contorno delle forme per rivoluzionarle, lasciare un segno oltre il disegno, rinascere insieme ad ogni opera realizzata. Dare un nome alle cose attraverso l’azione pittorica e condividerlo con tutti, come una musica che sa toccare l’anima.

